Caritas: si apre un tavolo Euromediterraneo
Vittorio Nozza, direttore Caritas Italiana offre al dialogo del Cnr un suo contributo nel quale dopola citazione della Costituzione Conciliare Gaudium et Spes (in questo tema fortemente anticipatrice) intesa come fonte normativa per i cristiani, presenta il nuovo tavolo di confronto "euromeditterraneo" al quale è affidato il compito di coordinare l'azione delle Caritas europee e nord-africane. Solidarietà ovviamente, senza però nascondersi "gli aspetti problematici di questo grande fenomeno sociale".
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Oggi si sta sempre più affermando la convinzione che i problemi planetari – la povertà, la fame, l'ingiustizia, la guerra, la società multietnica – non richiedano impegno duro e faticoso per raggiungere soluzioni reali, ma sia preferibile rimuoverli, allontanarli da noi, seppellirli altrove. È necessario invece riflettere sul significato che può avere all'interno delle nostre società il contatto con persone dotate di cultura, mentalità e comportamenti differenti.
Nuovo segno della società
L'immigrazione è una dimensione strutturale della società italiana. 4 milioni di cittadini italiani all'estero e 4 milioni di cittadini stranieri in Italia. Nel 1970 vi era un cittadino straniero ogni 400 residenti, nel 1990 uno ogni 100; oggi è di origine straniera 1 ogni 14 abitanti e nel 2050 secondo le previsioni dell'Istat lo sarà 1 ogni 6 abitanti. I flussi in entrata sono così consistenti, come lo erano quelli degli italiani che emigravano all'estero dopo la seconda guerra mondiale. Gli immigrati, che attualmente sono 4 milioni (tanti quanto sono i cittadini italiani residenti all'estero), saranno 6 milioni nel 2017, pari al 10% della popolazione residente, e nel 2050 diventeranno 12,3 milioni, pari al 18% dei residenti secondo le previsioni dell'Istat.
Si tratta pertanto di collocare le nostre società dentro una prospettiva che garantisca a tutte le persone, oltre che sicurezza e legalità, anche eguale dignità di vita e di speranza. Non si può pensare di alzare 'muri' per impedire l'ondata migratoria, quando nel cuore dell'Africa si muore: è naturale che chi fugge non tema nessun ostacolo. L'impressione è quella di trovarci di fronte ad una grande povertà culturale incapace di cogliere che gli immigrati per noi sono sì una 'scomodità'. Ma una scomodità che fa crescere. Pertanto non c'è affatto bisogno di organizzare alcuni contro qualcuno ma c'è bisogno di organizzarci in tanti a favore di tutti, a favore di una convivenza corresponsabile, partecipata, costruttiva, giusta, fraterna e solidale. Anche l'Agenzia europea per i diritti fondamentali nel suo ultimo rapporto ha sottolineato che la disinformazione e la scarsa consapevolezza sono fattori che fanno crescere facilmente il razzismo.
L'impegno della Chiesa
«La giustizia e l'equità richiedono che la mobilità, assolutamente necessaria in un'economia in sviluppo, sia regolata in modo da evitare che la vita dei singoli e della loro famiglia si faccia incerta e precaria. Per quanto riguarda i lavoratori che, provenendo da altre nazioni o regioni, concorrono con il loro lavoro allo sviluppo economico di un popolo o di una zona diversa dalla originaria, è da eliminare accuratamente ogni discriminazione nelle condizioni di rimunerazione o di lavoro. Inoltre tutti, ed in primo luogo i poteri pubblici, devono accoglierli come persone e non semplicemente come puri strumenti di produzione, e devono aiutarli perché possano accogliere presso di sé le loro famiglie e procurarsi un alloggio decoroso nonché favorire la loro integrazione nella vita sociale del popolo o della regione che li accoglie. Si creino però, quanto più possibile, occasioni di lavoro nelle regioni d'origine».
Il brano, tratto dal n.66 della Gaudium et Spes, la costituzione pastorale del Concilio Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, è il testo che meglio illumina l'azione della Chiesa e, nella Chiesa, della Caritas Italiana e delle Caritas diocesane in tema di immigrazione.
Quando la Caritas parla di immigrazione, si riferisce a un lavoro quotidiano per il bene comune, spesso realizzato con le istituzioni, di incontro, ascolto, accoglienza, mediazione culturale e sociale, tutela della persona immigrata e della sua famiglia.
Un lavoro nelle 220 Caritas diocesane presenti su tutto il territorio italiano, nei luoghi di accoglienza alle frontiere del nostro Paese, nei Centri di Ascolto e di tutela dove si incontrano le persone e le famiglie immigrate in difficoltà, nelle Cooperative promosse per favorire l'inserimento lavorativo delle persone immigrate, nei progetti e percorsi di mediazione culturale e sociale, nelle parrocchie e negli oratori, in cui giocano e crescono bambini immigrati e bambini italiani.
Prospettive
Oggi la storica attenzione di Caritas Italiana sul fronte dell'immigrazione, l'asilo e la tratta si apre ad una nuova ed inevitabile prospettiva: quella dell'area del Mediterraneo dove negli ultimi anni si sta giocando la partita più importante.
La maggior parte dei paesi europei chiude le proprie frontiere e vara normative sempre più restrittive e in alcuni casi in contrasto con il dettato delle carte fondamentali.
Sentiamo dunque più che mai il bisogno di continuare, impegnandoci nella tutela di queste persone, ma aprendoci alla collaborazione delle tante Caritas sorelle che sono altrettanto sollecitate da questi fenomeni. C'è bisogno di unire le forze, l'esperienza maturata in questi anni per dare avvio ad una nuova stagione di conoscenza e scambio reciproco.
MigraMed Forum 2010 – che si svolgerà dal 16 al 18 giugno a Valderice (Trapani) - ha questo obiettivo e l'auspicio è proprio quello di iniziare un percorso certamente difficile ma ricco di grandi potenzialità.
Si tratta di un Tavolo Euromediterraneo. In concreto si cercherà di coinvolgere i direttori delle Caritas dei paesi europei (Spagna, Francia, Grecia e Malta) e nord-africani che si affacciano sul Mar Mediterraneo (Turchia, Libano, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco), per riflettere congiuntamente sulle forme di collaborazione in ordine ai temi dei flussi migratori, della tutela dei diritti umani dei migranti, delle forme di cooperazione allo sviluppo mirate a ridurre i rischi connessi alle migrazioni.
L'invito che ripetiamo è a non sottacere gli aspetti problematici che questo grande fenomeno sociale, culturale e religioso, quale è l'immigrazione, comporta, avendo però l'accortezza di non concentrarsi e chiudersi solo sugli aspetti negativi. Se ogni aspetto viene inserito opportunamente e realisticamente in un quadro d'insieme, si può arrivare a una visione equilibrata della realtà.
È dunque doveroso e realistico affermare che una molteplicità di azioni di incontro, relazione e conoscenza possono creare e promuovere maggiore solidarietà ed integrazione.